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L’analisi della proteinuria attraverso la misurazione del rapporto PU/CU è un ottimo strumento per quantificare le proteine totali urinarie ma non fornisce informazioni sul tipo di proteine presenti. Valutare le componenti proteiche che, caso per caso, sono responsabili dell’aumento quantitativo della proteinuria è uno step complementare alla valutazione con PU/CU ed è di aiuto nell’identificazione delle parti del rene e del nefrone maggiormente compromessi e nella stima della gravità del danno renale. 

Il metodo di laboratorio più diffuso e utile a questo scopo è l’elettroforesi su gel di agar (agar gel electrophoresis, AGE). Con questa metodica le proteine urinarie sono pretrattate con SDS (Sodio Dodecil Solfato) e fatte migrare attraverso il gel. Vengono quindi separate progressivamente solo in base al loro peso molecolare e, dopo specifica colorazione, sono visibili come bande colorate sul gel. 

Come si vede nell'immagine sottostante, le bande dei singoli campioni (le pime quatro strisciate partendo da sinistra) vengono confrontate con un marker di peso molecalre (le bande ben definite sulla destra) che serve per capire quale siano le dimensioni delle varie proteine nei campioni analizzati.

È così possibile classificare la proteinuria come glomerulare, tubulare o mista.

La presenza di albumina e di bande di alto peso molecolare (ossia di proteine di peso superiore all’albumina, equivalente a circa 68 kDa) è indicativa, in un soggetto proteinurico, di danno glomerulare. Più grave è il danno glomerulare, maggiore sarà il peso molecolare delle proteine perse e delle bande elettroforetiche corrispondenti. In diversi studi condotti su cani con patologie renali di diversa natura, la sensibilità dell’SDS-AGE per l’identificazione di danni glomerulari, anche quando confrontata con l’istopatologia, è risultata essere molto elevata (da 94 a 100%). Ciò conferma come l’SDS-AGE sia un valido test di screening per il danno glomerulare, soprattutto nei cani con proteinuria borderline (PU/CU compreso tra 0.2 e 0.5). Al contrario, la specificità risulta essere bassa (da 40% a 74%) e ciò è in parte dovuto alla presenza, sia nel cane che nel gatto, di proteine di peso molecolare superiore all’albumina che sono normalmente presenti nelle urine: le principali sono l’uromodulina (una proteina ad azione prevalentemente protettiva del tratto urinario) e la cauxina (un enzima responsabile della produzione di feromoni urinari). Proprio per la fisiologica presenza di queste proteine nelle urine e per la possibile minima presenza di albumina nei soggetti non nefropatici, è importante fare attenzione a non interpretare come glomerulopatici i soggetti non proteinurici (falsi positivi) e, pertanto, è consigliato restringere l’utilizzo dell’SDS-AGE nei pazienti con PU/CU >0.2. . Inoltre, quando la situazione clinica lo richiede e lo permette, è sempre buona norma confermare i risultati di laboratorio con l’esame bioptico del parenchima renale poiché solo il patologo sarà in grado di caratterizzare il tipo di malattia (es.: glomerulonefrite vs glomerulosclerosi/amiloidosi). Le metodiche elettroforetiche urinarie, quindi, non rappresentano un sostituito all’esame istopatologico, ma solo un aiuto per il clinico.

La presenza di bande di basso peso molecolare (peso inferiore al peso dell’albumina) suggerisce la presenza di danno tubulare. Anche in questo caso, è stata descritta una sensibilità dell’SDS-AGE elevata nell’identificare il danno tubulare. Nel cane nefropatico cronico, l’elettroforesi delle proteine urinarie può essere utile anche per stimare la gravità del danno tubulare: in caso di presenza di bande elettroforetiche corrispondenti a proteine con peso molecolare molto basso (nell’ordine dei 12-15 kDa) o in caso di presenza di bande tubulari più intense e/o numerose, il danno tubulare è più grave. Nel gatto, recentemente è stata descritta l’associazione tra la presenza di bande tubulari e la nefropatia cronica, coerentemente con il carattere prevalentemente tubulo-interstiziale della nefropatia cronica idiopatica felina. Inoltre, tale associazione può essere considerata valida non solo nei pazienti con proteinuria conclamata, ma anche nei soggetti con proteinuria borderline (PU/CU compreso tra 0.2 e 0.4). Perciò, utilizzando la metodica SDS-AGE, l’identificazione di bande tubulari in gatti con proteinuria persistentemente borderline, può supportare la diagnosi di proteinuria di origine renale in una fase precedente alla proteinuria conclamata (PU/CU >0.4) e, di conseguenza, potrebbe supportare il trattamento antiproteinurico.

Nonostante sia nel cane che nel gatto con nefropatia cronica, i pattern semplici glomerulare o tubolare possano essere rilevati, soprattutto nelle fasi iniziali della nefropatia, il pattern più frequentemente riscontrato in animali con significativa proteinuria (es.: PU/CU >2) è quello misto tubulare-glomerulare, a conferma del fatto che in corso di danno renale sia la componente glomerulare che quella tubulare vengono contemporaneamente e reciprocamente coinvolte. E' evidente nell'esempio nella figura, nei campioni 1 e 3 da sinistra. In questi casi in cui il PU/CU risulta evidentemente elevato (>2-3), l’utilità dell’elettrofersi delle proteine urinarie è pertanto ridotta, poiché in questi casi vi è quasi sempre un coinvolgemento globale del nefrone e l’SDS-AGE non aggiungerebbe molte informazioni cliniche utili ala sola misurazione del PU/CU.

Marco Giraldi, Staff di MYLAV



  • Creato il: 2019-07-10 - 20:49:46
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: Biochimica clinica

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