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L’esame del liquor cefalorachidiano (LCR) necessita di alcuni accorgimenti tecnici che devono essere rigorosamente seguiti dal clinico che esegue il campionamento. Se la procedura di preparazione dei campioni viene eseguita in maniera inappropriata, i risultati saranno sicuramente inconclusivi e quindi parecchio frustranti sia per il medico curante che per il proprietario. Vediamo quindi oggi come ci si dovrebbe comportare allorché si decida di eseguire un esame del LCR.

L’aspetto principale che bisogna sempre tener bene a mente, è che il LCR è un liquido a bassa concentrazione proteica (in condizioni normali essa è oltre 100 volte più bassa rispetto a quella plasmatica). Di conseguenza le cellule presenti nel LCR sono estremamente labili e fragili (tendono ovvero a lisarsi rapidamente e con molta facilità). Saranno quindi necessarie alcune particolari precauzioni per analizzarle.

1) Determinazione della concentrazione proteica. Può essere eseguita anche su campione conservato in frigo/freezer e non necessità di precauzioni particolari. Non può però essere determinata mediante rifrattometro e nemmeno mediante la chimica clinica normalmente impiegata per la determinazione delle proteine sieriche/plasmatiche. Si devono usare kit diagnostici molto più sensibili (quelli ad esempio per la determinazione delle proteine urinarie), in quanto come già detto la concentrazione proteica del LCR è molto bassa.

2) Determinazione della conta cellulare: questa informazione è estremamente importante da un punto di vista clinico, e purtroppo deve necessariamente essere eseguita dal clinico. Non può quindi essere demandata al laboratorio, in quanto il numero di cellule tende a decrescere col passare delle ore. Più la concentrazione proteica è elevata nel LCR (per esempio a causa di infiammazione), più questo effetto è ridotto. E’ possibile ridurre quindi il decremento della conta cellulare aggiungendo colloidi o siero autologo in quantità ben definita (es. 50uL di siero + 200 uL di LCR). Tuttavia il metodo più accurato per stabilire la reale concentrazione cellulare è quello di effettuare la conta entro 1 ora dal prelievo. La conta dovrà essere eseguita necessariamente con emocitometro (es. una camera di Burker), metodo che richiede un po’ di esperienza ed esercitazione pratica.

3) Analisi citologica della componente cellulare: per stabilire che tipo di cellule sono presenti nel campione è necessario allestire un preparato citologico. Questo è lo step che spesso viene eseguito scorrettamente da parte dei clinici. Il preparato va fatto il più in fretta possibile dopo il prelievo (possibilmente entro pochi minuti) proprio per evitare il deterioramento cellulare e quindi non può essere effettuato dal laboratorio. Altra osservazione molto importante, lo striscio su vetrino non può essere eseguito come un normale striscio da altra tipologia di liquido biologico (per esempio un versamento): le cellule risulterebbero tutte lisate e non riconoscibili. E’ assolutamente necessario il ricorso ad una citoconcentrazione mediante citocentrifuga (disponibile sono in centri specializzati) o ricorrendo a citoconcentratori manuali più o meno artigianali (vedi foto sopra a sinistra). Nella prossima puntata vi spiegherò come costruire un banalissimo citoconcentratore a costo prossimo a zero.

4) In alcuni casi può essere necessario richiedere la ricerca di agenti eziologici (es. virus del cimurro, batteri, ecc.) per cui può essere utile conservare una parte del campione per eventuali indagini microbiologiche o molecolari (es. PCR).

Alla prossima puntata, Walter Bertazzolo

 

 



  • Creato il: 2018-09-17 - 15:45:38
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: Test diagnostici

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