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Da questo mese il laboratorio LaVallonea renderà disponibile nei profili biochimici estesi e in quelli pancreatici la lipasi-DGGR. Questo analita si è dimostrato molto utile per la diagnosi di pancreatite del cane e del gatto, al pari delle lipasi specifiche pancreatiche (SpecPL).

Potrà essere richiesta anche singolarmente per confermare un sospetto clinico di pancreatite.

 

Per chi desidera approfondire l'argomento, in allegato abbiamo peparato un PDF che riassume tutti i vantaggi dell'utilizzo di questo test.

 

 

 

Da Oppliger et al JVIM 2016



  • Creato il: 2016-11-03 - 17:51:43
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: Protocolli terapeutici

Commenti: 9
  • immagine di Walter Bertazzolo
    Walter Bertazzolo  veterinario  ha scritto: 26/04/2018 - 08:53:20
    Questo ovviamente non te lo può dire. Ti possono venir in aiuto la clinica e l'ecografia, ma la diagnosi definitiva è istologica. Inoltre ci sono casi in cui la lipasi può essere elevata pur non essendo…
  • immagine di Daniela
    Daniela  ha scritto: 24/04/2018 - 20:25:34
    Dggr 320 Come faccio a sapere se la pancreatite é acuta oppure cronica?
  • immagine di Guglielmo Giordano
    Guglielmo Giordano  veterinario  ha scritto: 11/11/2016 - 12:40:46
    Buongiorno, il test viene eseguito giornalmente con refertazione lo stesso giorno dell'arrivo in laboratorio
  • seguono altri commenti
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Al recente congresso Nazionale SIVAC di Arezzo, il dott. Federico Fracassi, consulente di medicina interna ed endocrinologia del laboratorio LaVallonea, ha affrontato un problema clinico alquanto comune nella pratica clinica, fronte di frequente frustrazione da parte del medico veterinario e del proprietario: lo scarso controllo del diabete mellito nel cane con le comuni terapie insuliniche.

Le cause più comunemente riscontrate sono rappresentate da problemi tecnici nel somministrare l’insulina, problemi legati al tipo di insulina, alla dose o alla frequenza di somministrazione. Altre cause comuni sono legate a fenomeni di insulino-resistenza legati a stati infiammatori/infettivi neoplastici o altre patologie endocrine concomitanti. L’algoritmo in allegato fornisce una esaustiva  panoramica di come affrontare il cane diabetico con segni clinici persistenti nonostante la terapia.



  • Creato il: 2015-12-05 - 22:29:24
  • Postato da: Guglielmo Giordano
  • Categoria: Protocolli terapeutici

Commenti: 0
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L’ipertiroidismo felino è senza dubbio l’endocrinopatia più comune nei gatti al di sopra degli 8 anni di età.

L’aspetto clinico del gatto ipertiroideo è abbastanza tipico, la patologia deve essere sospettata ogni volta si abbiano dei sintomi caratteristici quali dimagramento e polifagia, poliuria/polidipsia, ipereccitabilità e caratteristiche peculiari del mantello con aree alopeciche ed opache e con aumento dei comportamenti di grooming.

Questi sono solo alcuni dei sintomi che caratterizzano l’endocrinopatia mentre altri possono essere notati solo da un occhio clinico esperto.

La diagnosi viene posta sia sulla base della sintomatologia che della palpazione accurata della ghiandola endocrina, palpazione che deve essere effettuata con tecnica appropriata.

La conferma diagnostica la si ottiene monitorando gli ormoni tiroidei, spesso indicativi della patologia in atto, altre volte con significato certo solo sulla base dell’iter diagnostico. 

 

TERAPIA

Trattandosi di una patologia tanto grave quanto frequente e che comporta un trattamento farmacologico ad vitam, è di fondamentale importanza che venga riconosciuta e diagnosticata presto e che altrettanto presto si inizi il trattamento terapeutico.

Fondamentalmente si possono seguire 4 strade differenti per approcciare il problema, una chirurgica (tiroidectomia) e una medica con farmaci antitiroidei, oppure con iodio radioattivo e dieta appropriata povera di iodio.

La terapia farmacologica è probabilmente quella più utilizzata ed anche più apprezzata dal proprietario che è sempre restio, salvo alcuni casi, a dover sottoporre il gatto ad un intervento chirurgico di asportazione d’organo.

La terapia farmacologica, comunque, può essere praticata sia come unica terapia per tutta la vita del gatto, sia anche come terapia preparatoria e stabilizzante l’animale prima della chirurgia o del trattamento con iodio radioattivo.

Due sono, ad oggi, i principi attivi largamente utilizzati per la terapia antitiroidea: il metimazolo ed il suo pro-farmaco carbimazolo; quest’ultimo viene rapidamente trasformato nella molecola farmacologicamente attiva, il metimazolo, rapidamente e completamente dopo la somministrazione orale.

In sostanza il rapporto di equivalenza fra le due molecole è, approssimativamente di 5/3 e cioè 5 mg di carbimazolo corrispondono a 3 mg di metimazolo.

 

DOSE DI ATTACCO 

La dose di attacco raccomandata per il trattamento dei gatti ipertiroidei è di 2,5 mg di metimazolo 2 volte al giorno o da 10 a 15 mg di carbimazolo  una volta al giorno. La dose di attacco massima (5 mg/bid per il methimazolo o 15 mg/die per il carbimazolo) dovrebbe essere utilizzata solo nei casi di grave ipertiroidismo con un valore di TT4 molto elevato e nei gatti non iperazotemici. 

 

AGGIUSTAMENTO DELLA TERAPIA

METHIMAZOLO: Molti gatti nei quali è stata utilizzata la dose di attacco raccomandata, divengono eutiroidei già dalle 2 alle 3 settimane dopo l’inizio della terapia; qualora questo non dovesse accadere si raccomanda di aumentare la dose giornaliera totale di methimazolo di 2,5 mg sino all’ottenimento dello stato di eutiroidismo.

CARBIMAZOLO: in questo caso il controllo può essere effettuato già 10 gg. dopo l’inizio della terapia e può prevedere un aumento della dose di aggiustamento di massimo 5 mg/die.

 

MONITORAGGIO DELLA TERAPIA

Il monitoraggio della terapia dovrebbe basarsi, oltre che sul controllo clinico accurato dell’animale, anche su alcune indagini strumentali quali, ad esempio, il controllo della pressione sistemica e le analisi del sangue e delle urine dell’animale. Il monitoraggio ematologico con valutazione del TT4 dovrebbe seguire lo schema seguente: 

1)   primo controllo dopo 2 – 3 settimane dall’inizio della terapia o dopo qualsiasi aggiustamento della stessa, finché non si sarà raggiunto lo stato di eutiroidismo;

2)   quindi tre mesi dopo la stabilizzazione del gatto;

3)   quindi ogni 6 mesi per tutta la vita dell’animale.

 

MANAGEMENT DELL’IPOTIROIDISMO IATROGENO

L'ipotiroidismo felino iatrogeno, dovuto, cioè, ad un dosaggio non appropriato della terapia, è una condizione ben conosciuta in clinica.

Il riconoscimento della stato di ipotiroidismo iatrogeno si basa, ovviamente, sull’individuazione di alcuni segni clinici caratteristici quali, ad esempio: letargia, disappetenza, cambiamenti del mantello e aumento del peso corporeo; va comunque confermato dal monitoraggio degli ormoni tiroidei.

In questo caso il dosaggio del TT4, da solo, non è sufficiente a confermare la diagnosi poiché questo ormone si abbassa anche in condizioni non legate strettamente alla patologia tiroidea. Per tale ragione, in caso di un valore di TT4 eccessivamente basso, è necessario testare anche il TSH (con metodica validata per il cane ma che ben risponde anche nella specie felina) che, in caso di ipotiroidismo iatrogeno, aumenta notevolmente.

Il management terapeutico in questo caso prevede lo schema di aggiustamento seguente: 

1)   se il gatto presenta un TT4 inferiore a 0,77 μg/dl occorre diminuire il dosaggio del farmaco del 25 – 50%;

2)   se il TT4 è compreso fra 0,77μg/dl e 1,17 μg/dl e l’animale non è iperazotemico il dosaggio non deve essere modificato;

3)   se il TT4 è compreso fra 0,77μg/dl e 1,17  μg/dl ma il gatto è iperazotemico, il dosaggio del farmaco dovrebbe essere comunque diminuito

4)    se il gatto ha assunto una dose di induzione della terapia molto bassa, al limite minimo raccomandato, la stessa andrà somministrata ogni 36 o 48 ore.

 


 



  • Creato il: 2014-04-05 - 21:34:10
  • Postato da: Federico Fracassi
  • Categoria: Protocolli terapeutici / Ormonali

Commenti: 1
  • immagine di Giliola Spattini
    Giliola Spattini  veterinario  ha scritto: 08/04/2014 - 10:50:01
    Dottor Fracassi, grazie per lo spunto utilissimo e pratico per affrontare questi pazienti spesso non semplici da gestire. Magnifico! Giliola Spattini
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