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Cari colleghi, parleremo oggi delle metodiche di corretto campionamento per eseguire un esame colturale da liquido sinoviale e vi daremo alcuni importanti aggiornamenti per eseguire l’emocoltura, di cui abbiamo già pubblicato un post in passato. 

Per eseguire l’esame colturale da liquido sinoviale:

  • Rasare e disinfettare la cute prima di procedere all’artrocentesi.
  • Se disponibile, inserire il liquido in una provetta per emocoltura che fungerà così sia da terreno di trasporto che da terreno di arricchimento.
  • In alternativa inviare il liquido raccolto direttamente nella siringa utilizzata per il prelievo o in una provetta vuota sterile. Imbibire la punta del tampone con un po’ di liquido ed inviare solo quello potrebbe non essere sufficiente.
  • Per l'analisi del liquido sinoviale, è fondamentale avere anche un riscontro citologico. In questo caso parte del prelievo va inserito ANCHE in una provetta di K3EDTA, adatta per la citologia ma NON per il colturale. In alternativa potreste preparare direttamente gli strisci da liquido sinoviale e inviare per la citologia i soli vetrini.
  • Se possibile è utile anche inviare una biopsia della sinovia in modo da aumentare la probabilità di isolamento batterico. Ricordiamo che i campioni tissutali solidi vanno in provetta vuota contenente fisiologica sterile.

 

Vi sottoponiamo ora importanti aggiornamenti in merito alle metodiche di corretto campionamento per quanto riguarda l’emocoltura:

Quando è il caso di ricorrere ad un’emocoltura?

In tutti i casi in cui si sospetta nel paziente una setticemia, un’endocardite batterica o una meningite batterica, nei casi di febbre di origine sconosciuta, in corso di poliartrite, discospondilite, polmonite, pleurite e peritonite.

Come si esegue un’emocoltura?

  • Eseguire almeno DUE prelievi a distanza di tre ore l’uno dall’altro (o TRE a distanza di due ore l’uno dall’altro) rigorosamente PRIMA di qualsiasi terapia antibiotica (sono necessari almeno due prelievi poiché bisogna riuscire a prelevare il sangue quando i batteri sono in attiva replicazione; un solo prelievo potrebbe non evidenziare la replicazione batterica e dare un risultato falso negativo).

  • Il prelievo da emocoltura va eseguito rasando e disinfettando chirurgicamente l’accesso venoso. Ciascun prelievo deve essere di almeno 2,5-5 ml di sangue per il gatto e 5-10 ml di sangue per il cane (da valutare in base al peso e alla taglia dell’animale).

  • Ciascun prelievo va inserito in una bottiglia per emocoltura (vedi foto a fianco), quindi le bottiglie da inviare devono essere almeno due.

  • Ricordarsi sempre di cambiare l’ago ed utilizzarne uno nuovo per l’inoculo.

  • Per evitare possibili contaminazioni, è buona pratica apporre del cotone idrofilo imbevuto di alcool sul tappo di plastica del flacone ed assicurarlo con del cerotto.

Marta Medardo, Responsabile del settore di Microbiologia di MYLAV



  • Creato il: 2019-02-18 - 22:37:10
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

Commenti: 3
  • immagine di CLINICA VETERINARIA CAMAGNA SAS
    CLINICA VETERINARIA CAMAGNA SAS   veterinario  ha scritto: 20/02/2019 - 12:32:51
    Chiarissimo, grazie mille,allora mi procurerò la bottiglia per aereo e ana perchè mi sembra più pratico. Non abbiamo mai fatto un emocoltura ma non si sa mai meglio essere pronti. Grazie per la risposta
  • immagine di Marta Medardo
    Marta Medardo  veterinario  ha scritto: 20/02/2019 - 11:01:20
    Cara Alessandra, il modello di bottiglie da emocoltura che possiedi va utilizzato in coppia per singolo prelievo. Mi spiego: la bottiglia Bi-state è adatta agli aerobi o anaerobi facoltativi, e la dicitura…
  • immagine di CLINICA VETERINARIA CAMAGNA SAS
    CLINICA VETERINARIA CAMAGNA SAS   veterinario  ha scritto: 20/02/2019 - 10:25:08
    Buongiorno, in clinica ho due tipi differenti di bottiglie per emocoltura. Su di una dal liquido color ambra ho la scritta "Anaerobic Blood Culture", su l'altra con liquido giallo oro "Bi-state Blood…
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La gestione clinica delle infezioni del tratto urinario può essere tutt'altro che semplice. Molte di queste infezioni sono in realtà complicate da altri fattori predisponenti che possono renderle difficili da trattare. La conseguenza sono i comuni insuccessi terapeutici, frustranti per clinico e proprietario, oltre che pericolosi per il paziente.

Il nostro consulente per la nefrologia/urologia, Francesco Dondi, ha preparato un interessante documento che vi aiuterà nella gestione di queste patologie del cane e del gatto.

Potete scaricare liberamente il PDF allegato, buona lettura.

Lo staff di Mylav



  • Creato il: 2019-02-05 - 08:32:18
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

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L’esame colturale per la ricerca di dermatofiti si esegue per confermare l’ipotesi diagnostica di dermatofitosi e per ottenere la tipizzazione del dermatofita. La tipizzazione del dermatofita permette di ipotizzare l’origine dell’infezione: in caso di isolamento di Microsporum canis la fonte è rappresentata molto probabilmente da un gatto, di Microsporum gypseum dal terreno mentre di una specie di Trichophyton mentagrophytes complex da un roditore selvatico.

La tipizzazione ci permette inoltre di valutare il rischio di trasmissione ad uomo o animali del dermatofita, che è molto elevato nelle infezioni da Microsporum canis, mentre è quasi nullo in quelle sostenute da Microsporum gypseum.

Per poter eseguire un corretto esame colturale per dermatofiti, è necessario rispettare alcuni passaggi che includono: la scelta dei peli, la metodica di campionamento e il corretto invio del materiale al laboratorio. Vediamoli nel dettaglio.

 

1) Scelta dei peli da campionare: la prima scelta è rappresentata da peli positivi alla lampada di Wood, che è una fonte luminosa che presenta la caratteristica di emettere radiazioni ultraviolette ad onda lunga comprese tra i 320 ed i 400 nm attraverso un filtro di nichel o di cobalto. I peli infestati da Microsporum canis emettono una caratteristica fluorescenza color verde-mela dovuta alla produzione di un metabolita del triptofano, la pteridina, prodotto solo da questo dermatofita (vedi foto 1). 

 

 

Foto 1: fluorescenza positiva dei peli in un gatto con dermatofitosi da M. canis.

 

Sia Microsporum gypseum che Trichophyton mentagrophytes complex non generano fluorescenza, per cui un risultato negativo con questo test non permette di escludere una dermatofitosi. In assenza di positività alla lampada di Wood, è sempre consigliabile, qualora presenti, campionare i peli o i loro frammenti al centro o all’interno della lesione alopecica (vedi foto 2).

 

Foto 2: Alopecia, eritema e scaglie sul margine superiore della palpebra in un gatto con dermatofitosi

 
I dermatofiti infatti determinano la rottura del pelo per cui i peli fratturati, riconoscibili in quanto più corti o, se fratturati nel punto di emergenza dall’ostio follicolare come piccoli puntini neri, saranno probabilmente più diagnostici rispetto a quelli localizzati alla periferia della lesione (foto 3).
Questi ultimi vanno prelevati solo se la lesione sospetta è completamente alopecica.

 

2) Metodica di campionamento: il prelievo va eseguito cercando di rimuovere il pelo dal follicolo pilifero, rispettando la direzione di crescita del fusto; questo accorgimento è essenziale per ridurre la possibilità di fratturare il fusto, lasciando nel lume follicolare la maggior parte del pelo infetto. La raccolta può essere eseguita con l’ausilio di pinze tipo mosquito, sulle cui branche sono stati applicati due piccoli tubicini di gomma per evitare traumatismi al pelo, oppure direttamente con le dita indossando dei guanti. In presenza di peli molto lunghi è indicato tagliare con un paio di forbici la punta del pelo. Il prelievo di piccolissimi frammenti di pelo che emergono dall’ostio del follicolo in lesioni alopeciche può essere eseguito mediante raschiato cutaneo superficiale utilizzando una lama di bisturi sterile rimuovendo delicatamente il materiale presente sulla superficie cutanea.

Foto 3: alopecia in un cane con dermatofitosi. Si noti la presenza di frammenti di pelo infetti e fratturati riconoscibili come puntini neri.

 

3) Invio materiale al laboratorio: i peli vanno inseriti in una busta di carta da lettera per permettere all’operatore di raccoglierli con facilità per la semina in coltura. Va evitato il materiale in plastica, in quanto rende difficile la raccolta dei peli che tendono ad aderire alla superficie di plastica del contenitore. Non è necessario inviare grandi quantitativi di pelo: meglio pochi peli ben selezionati seguendo le norme precedentemente descritte.

 

 

Federico Leone, consulente di Dermatologia MYLAV

 



  • Creato il: 2019-01-06 - 18:03:49
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

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Cari colleghi, oggi parliamo di un’altra novità che verrà introdotta nel 2019 nel settore della Microbiologia, ovvero la ricerca delle sostanze inibenti.

In cosa consiste questo test e cosa sono le sostanze inibenti? La ricerca delle sostanze inibenti consiste in un saggio su piastra che serve a verificare se il campione in esame presenta un potere antibatterico residuo (ovvero se presenta residui di sostanze dotate di attività antibiotica).

A cosa serve? Questo esame, eseguito da solo o in concomitanza con l’esame colturale, serve a capire se il risultato dell’esame microbiologico può essere eventualmente falsato dalla presenza di tali residui. In particolare di fronte ad un esito di un colturale negativo, questo test permette di discriminare gli eventuali falsi negativi dovuti all’inibizione della crescita da parte di residui antibatterici contenuti nel campione.

Su quali campioni è possibile eseguire questo test? Questo test è eseguibile solo su campioni liquidi (urine, latte etc)

Marta Medardo, responsabile del settore di Microbiologia del laboratorio MYLAV



  • Creato il: 2018-11-30 - 19:11:00
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

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A partire dal 1° gennaio del 2019 avremo a disposizione per voi una serie di nuove indagini diagnostiche in vari settori (microbiologia, oncologia, patologia, dermatologia, ecc). Con questo blog iniziamo una serie di aggiornamenti ravvicinati, programmati per le prossime 2 settimane, che vi anticiperanno queste novità.

Vi parleremo oggi dello screening biomolecolare per stafilococchi meticillino resistenti. 

Cos’è la meticillino-resistenza? Per meticillino-resistenza si intende la resistenza nei confronti degli antibiotici beta-lattamici (quindi penicilline, cefalosporine e carbapenemi), caratteristica di alcuni ceppi di Staphylococcus spp. Storicamente questi meccanismi di resistenza furono studiati per lo Staphylococcus aureus (da cui l'acronicmo "methicillin-resistant Staphylococcus aureus", MRSA), ma oggi sappiamo che il fenomeno riguarda anche Staphylococcus pseudintermedius (methicillin-resistant Staphylococcus pseudintermedius, MRSP) e Staphylococcus intermedius (methicillin-resistant Staphylococcus intermedius, MRSI).

Perchè è così importante? Questi particolari batteri hanno un’elevata velocità di diffusione ed altrettanto velocemente sviluppano multiresistenze nei confronti delle altre classi di antibiotici. Sono inoltre un problema grave e sempre più emergente in ambito veterinario, per quanto riguarda le infezioni nosocomiali.

Quali sono i fattori di rischio? Immunodepressione, operazioni chirurgiche, ricovero in reparti di terapia intensiva, contatto con pazienti infetti o medici portatori sani di un ceppo meticillino-resistente, permanenza in ambito ospedaliero per più di 48 ore, presenza di cateteri o di altri dispositivi medici transcutanei.

A livello microbiologico il gold standard tra i test fenotipici per predire questo fenomeno è lo screening di sensibilità nei confronti dell’antibiotico cefoxitina (per tutti gli Staphylococcus spp. tranne Staphylococcus pseudintermedius. Per quest’ultimo è più attendibile lo screening di sensibilità nei confronti dell’oxacillina).

Come posso confermare di essere di fronte ad un ceppo di MRSA/MRSP/MRSI? L’identificazione mediante tecniche biomolecolari (real-time PCR) del gene mecA, ovvero il principale gene responsabile del fenomeno della meticillino-resistenza. E’ per questo motivo che il nostro laboratorio offrirà questo particolare screening sia per pazienti con un’infezione in atto (dunque a partire dall’isolamento nell’esame colturale), sia per pazienti sani potenzialmente portatori del batterio multiresistente (in questo caso è necessario un tampone nasale SENZA terreno di trasporto).

A presto per le altre novità!

Marta Medardo, responsabile del servizio di Microbiologia del laboratorio MYLAV.

Foto: esempio di Staphylococcus spp. meticillino resistente su MRSA brilliance agar



  • Creato il: 2018-11-30 - 19:02:13
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

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Cari colleghi, vi parleremo oggi delle metodiche di corretto campionamento per eseguire un esame microbiologico del lavaggio broncoalveolare (BAL).

Partiamo da una premessa fondamentale: il BAL è uno tra i campioni più soggetti alla contaminazione ambientale, sia per l’anatomia dell’apparato respiratorio (che è costantemente a contatto con l’ambiente esterno), sia per metodica di esecuzione (il liquido del lavaggio viene immesso all’interno dell’endoscopio, che inevitabilmente viene a contatto con la mucosa orale, e viene poi riaspirato).

Per questo motivo potrebbe essere utile far pervenire al laboratorio anche un lavaggio con fisiologica sterile dell’endoscopio, ottenuto prima dell’esecuzione del BAL (identificandolo come PRE lavaggio sulla provetta, in modo da poterlo distinguere). Dalla semina e dal confronto di entrambi i campioni, è così possibile escludere gli eventuali contaminanti ambientali presenti nel canale di servizio dell'endoscopio.

Un altro problema rilevante è la contaminazione legata alla traslocazione di germi del cavo orale, introdotti dall’endoscopio stesso durante il transito nelle vie aeree.

Un accogimento fondamentale per ottenere dei risultati significativi, è l’esecuzione dell’esame citologico unitamente all’esame microbiologico del BAL. La conferma o meno di un’infezione batterica mediante la citologia, è di sicuro aiuto nell’interpretazione dei risultati. Questo esame aiuta inoltre a non sovrastimare un risultato positivo all’esame microbiologico.

In che modo trasportare i campioni ? E’ sufficiente utilizzare una provetta vuota sterile, da circa 5 mL per ciascun campione. Immettere il BAL all’interno di un tampone non è scorretto: il campione è comunque processabile, anche se in questo modo il volume di liquido inviato sarà inferiore e quindi è più facile incorrere in un falso negativo.

Ecco di seguito alcuni dei principali patogeni isolati nei BAL di cane e gatto:

  • Streptococcus spp.
  • Pasteurella multocida
  • Enterobatteriacee (in primis Escherichia coli)
  • Bordetella bronchiseptica
  • Staphylococcus spp
  • Pseudomonas aeruginosa

Marta Medardo, responsabil del settore di Microbiologia del Laboratorio LaVallonea



  • Creato il: 2018-09-27 - 13:17:25
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

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Cari colleghi, vi diamo alcuni consigli relativi alle metodiche di corretto campionamento per eseguire un esame microbiologico da lesioni cutanee nel cane e nel gatto.

Ferite/lesioni cutanee: rasare e disinfettare sempre adeguatamente la zona da campionare. Procedere al prelievo mediante tampone con terreno di trasporto, avendo la massima accortezza di toccare solo le aree lesionate; si evitera’ cosi’ di campionare anche la flora commensale normalmente presente sulla cute. Se la lesione consta di cisti/pustole/vescicole, utilizzare una siringa per prelevare sterilmente il liquido all’interno. In caso di curettage chirurgico, prelevare una porzione di tessuto al limite tra la lesione ed il tessuto sano.

Ascessi: se possibile inviare una porzione bioptica della parete, altrimenti eseguire un tampone profondo che raggiunga la parete interna dell’ascesso. E’ lì che i batteri sono vivi ed in attiva replicazione. Viceversa il pus da solo potrebbe risultare negativo poiché contenente solo batteri morti o inibiti.

 

Come per qualsiasi altro esame microbiologico, il prelievo deve essere fatto prima dell’inizio della terapia antibiotica. In caso questo non sia possibile, è importante segnalare al laboratorio che principio attivo state usando e da quanto tempo avete iniziato la terapia.

 

 

 

 

Di seguito un elenco dei batteri patogeni piu’ frequentemente isolati nella cute del cane e del gatto:

  • Staphylococcus pseudintermedius
  • Staphylococcus aureus
  • Staphylococcus spp. coagulasi negativi (CNS)
  • Staphylococcus schleiferi
  • Enterobatteri (soprattutto E.coli, Proteus spp.)
  • Pseudomonas aeruginosa
  • Streptococcus/ Enterococcus spp.
  • Actinomyces spp./ Nocardia spp.
  • Clostridium spp. (soprattutto C. perfringens)

Buon campionamento a tutti! 

Marta Medardo

 

 



  • Creato il: 2018-09-08 - 18:21:40
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

Commenti: 2
  • immagine di Marta Medardo
    Marta Medardo  veterinario  ha scritto: 15/10/2018 - 13:27:02
    Cara Elena, per prelievi da cute integra (dunque in caso di pustole, cisti etc) è indicata la disinfezione con alcol etilico o isopropilico al 70%. In caso di ferite o lesioni aperte invece è opportuno…
  • immagine di Elena
    Elena  veterinario  ha scritto: 13/10/2018 - 15:25:53
    Buongiorno dott.ssa Medardo, che disinfettante è preferibile utilizzare prima del campionamento? La ringrazio per i suoi consigli
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Cari colleghi, quella di oggi è la prima puntatai di una serie di appuntamenti in cui parleremo di microbiologia. Questo settore della diagnostica di laboratorio è spesso trascurato dai veterinari che non ne conoscono le varie sfaccettature. Per tale ragione abbiamo voluto iniziare a dedicargli una sezione specifica e periodica del nostro blog. Abbiamo quindi chiesto alla nostra responsabile del settore di Microbiologia, la dr.sa Marta Medardo, di introdurci l'argomento e di inziare a parlarci del campionamento, che rappresenta il primo step nella diagnostica microbiologica.

Marta, perchè in generale è importante il corretto campionamento da parte del clinico?

MM: La microbiologia diagnostica è una scienza interpretativa. Un corretto campionamento associato ad una serie di informazioni anamnestiche dettagliate consentono al veterinario microbiologo di ottenere un risultato attendibile, escludendo così la presenza di contaminanti e concentrandosi sulla ricerca e sull'isolamento del microrganismo patogeno, qualora presente.

Le modalità di campionamento sono uguali in generale o cambiano in base alla sede anatomica?

MM: Ciascun sito sospetto d`infezione ha le sue regole di campionamento e per approfondirle in maniera opportuna ne parleremo in diverse “puntate”.

Possiamo però dare alcune regole di base necessarie per ottenere un campionamento adeguato, indipendentemente dal sito di infezione?

MM: certamente, ecco alcune regole generali:

  • Se il prelievo viene eseguito mediante tampone, usare SEMPRE un tampone con terreno di trasporto (Amies, Stuart, Cary-Blair, terreni con carbone, sono tutti terreni validi).

  • Se il campione è un pezzo tridimensionale piccolo può essere inserito in un tampone con terreno di trasporto, altrimenti può essere messo all’interno di una bottiglia da emocoltura oppure ancora inserito in un contenitore sterile (tipo contenitore sterile per urine) con aggiunta di fisiologica sterile.

  • MAI utilizzare provette contenenti K3EDTA, perché ha proprietà antisettiche.

  • I campioni per la microbiologia vanno conservati a temperatura ambiente. Temono il caldo (rischio di proliferazione batterica dei contaminanti) e non vanno mai congelati.

  • Non temete di “negativizzare” il vostro esame con la semplice disinfezione del sito da campionare. Pulire e disinfettare la zona da campionare e` invece obbligatorio e fondamentale per abbassare la carica batterica contaminante.

  • E` molto importante eseguire il campionamento microbiologico prima di iniziare qualsiasi trattamento antibiotico. Se cio’ non fosse possibile, segnalare prontamente al laboratorio le tempistiche della terapia in atto e le molecole utilizzate.

  • Descrivere sempre adeguatamente il tipo di campione prelevato (non basta scrivere tampone!) ed il sospetto clinico. Il veterinario microbiologo si orientera’ molto di piu’ se indirizzato da informazioni dettagliate.

  • Se il paziente ha gia’ eseguito un esame colturale in passato con precedente isolamento, segnalarlo al laboratorio, di modo che sia possibile valutare con una procedura piu` mirata eventuali recidive.

  • Segnalare se il paziente presenta particolari condizioni in essere (terapia immunosoppressiva in corso, interventi chirurgici, traumi, ecc) poiche’ l’isolamento di taluni batteri, di norma considerati ambientali o contaminanti, possono svolgere un ruolo patogeno in particolari condizioni.

    Grazie Marta, allora a presto con la prossima puntata di Microbiologia.



  • Creato il: 2018-06-25 - 07:52:38
  • Postato da: Walter Bertazzolo
  • Categoria: MICROBIOLOGIA

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